Alarico
Ludwig Tiersch, Alarico ad Atene (public domain via WIkiPedia).

Da quarantasette a trentacinque anni di scuola fa, ho sempre sentito parlare di “invasioni” barbariche. Ma adesso devo invece insegnare che in realtà ci sono state solo “migrazioni” barbariche. Vallo a raccontare ai romani nel 410 con Alarico e nel 455 con Genserico. Salvare le giovani menti dalla sirena del populismo ha proprio bisogno di queste acrobazie storiografiche? Oppure, “invasioni” ha un sapore troppo nazionalista, mentre invece “migrazioni” è più europeista? Ma che senso ha in un libro di testo di seconda parlare di Unione Europea subito dopo Carlo Magno? Non viene in mente che un minimo di scarto storico e semantico dovrà pur esserci? O basta che De Gaulle abbia parlato di “Europa Carolingia”, proprio perché, come voleva lui, doveva essere fatta e guidata dai Franchi del XX secolo? Ma il massacro di Verden, dove Carlo Magno uccise 4.500 Sassoni, cosa ha a che fare con il recente Trattato di Aquisgrana? Non è con questi cortocircuiti che si può insegnare come fatti storici lontani hanno influenzato il nostro presente.