disservizio ADSL
(public domain via Pixabay).

Oggigiorno un disservizio alla linea ADSL, con mancanza di collegamento ad Internet, arreca sicuramente un danno economico pesante. Vi è però differenza tra risarcimento del danno patrimoniale e risarcimento del danno non patrimoniale: non sempre il secondo è esigibile.

 

ADSL  e diritto  costituzionale alla libertà e sicurezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione

ADSL è l’acronimo inglese di Asymmetric Digital Subscriber Line, che in italiano significa “linea asimmetrica di collegamento digitale”.

Si tratta di una tecnologia di trasmissione dei dati utilizzata per l’accesso alla rete Internet ad alta velocità, che  consente una ricezione dei dati medesimi  a una velocità maggiore (e per questo, appunto, asimmetrica) rispetto al loro invio.

Può capitare che l’utente – un privato, un professionista o un’impresa – non possa temporaneamente connettersi alla rete Internet a causa di un disservizio alla linea ADSL.

Non vi è dubbio che detto disservizio possa cagionare all’utente un danno patrimoniale (si pensi, ad esempio, ai mancati guadagni derivanti dall’impossibilità di svolgere l’abituale attività lavorativa, altrimenti non espletabile), che il gestore telefonico, contrattualmente obbligato a fornire la linea ADSL, sarebbe quindi tenuto a risarcire ai sensi degli articoli 1218 e seguenti del Codice Civile, qualora non riuscisse a dimostrare che il disservizio medesimo sia stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile – e cioè da caso fortuito, forza maggiore, factum principis, ecc.

Non si può tuttavia ignorare che l’articolo 15 della Costituzione sancisce il diritto alla libertà e sicurezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione.

Pertanto, è lecito domandarsi se un disservizio alla linea ADSL possa configurare anche la lesione di un diritto inviolabile della persona costituzionalmente garantito – qual è, appunto, quello previsto dal suddetto articolo 15  della Costituzione -, cagionando così all’utente un danno non patrimoniale risarcibile ai sensi dell’articolo 2059 del Codice Civile.

 

Interruzione del servizio alla linea ADSL nelle more del passaggio ad altro gestore telefonico e risarcibilità del danno non patrimoniale: la parola alla Cassazione

Scriba Manet ritiene opportuno segnalare ai propri lettori la sentenza n. 15349, pubblicata il 21 giugno 2017, con la quale la Sezione 3 della Cassazione Civile si è recentemente pronunciata sulla questione del disservizio alla linea ADSL.

Nella fattispecie, un professionista aveva chiesto il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, da lui asseritamente patiti in conseguenza dell’illegittima interruzione del servizio ADSL, di cui fruiva il suo studio,  nelle more del trasferimento della linea internet da un gestore telefonico ad un altro.

Il giudice dell’appello, pur avendo accertato l’illegittima interruzione del servizio, riformava la sentenza di primo grado e rigettava la domanda risarcitoria del professionista, ritenendo non provati i danni lamentati da quest’ultimo.

La Suprema Corte, alla quale il professionista aveva presentato ricorso avverso la sentenza di secondo grado,  ha dato ragione al giudice dell’appello avendo quest’ultimo, tra l’altro, «…correttamente escluso che i disagi e i fastidi eventualmente incontrati ed in particolare il disservizio legato alla mancanza dell’ADSL possano impingere direttamente nella tutela della libertà e sicurezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione…», nonché  «… affermato che lo stesso attore, odierno ricorrente [cioè il professionista, N.d.R.],  non ha indicato alcuna limitazione che possa essere ritenuta di tale gravità da pregiudicargli seriamente il diritto a comunicare…».

Secondo la Suprema Corte, anche in questa materia dovrebbe infatti applicarsi il principio generale,  da tempo affermato dalla stessa Corte (v. per tutte, Cass. S.U., sent. n. 26972 del 2008), secondo il quale «… il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile ai sensi dell’art. 2059 cod. civ. – anche quando non sussiste un fatto-reato, né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: (a) che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale (altrimenti si perverrebbe ad una abrogazione per via interpretativa dell’art. 2059 cod. civ., giacché qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioè dì toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile); (b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità (in quanto il dovere di solidarietà, di cui all’art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza); (c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità…[sottolineatura di Scriba Manet]».

In definitiva, per la Corte di Cassazione, il giudice dell’appello avrebbe nella fattispecie «…ritenuto che, pur essendosi sicuramente verificato un inconveniente (…), che di fatto interruppe per un periodo consistente la sola fruizione della linea di collegamento internet che correva abbinata alla linea telefonica fissa dello studio, da ciò sia conseguita una violazione, del diritto di comunicazione e di espressione del pensiero del professionista, inidonea a raggiungere l’entità dei parametri b) e c) fissati dalla Corte ovvero che essa non fosse sufficientemente grave e rilevante. Non può non considerarsi anche, da un lato l’importanza della libera fruizione del collegamento ad internet, quale modalità capillarmente diffusa e di utilizzo ormai continuativo nella vita delle persone, di acquisizione e scambio di informazioni, esperienze e conoscenze, dall’altro anche la molteplicità dei mezzi a tal fine disponibili: in difetto di una situazione di assoluta privazione di tale possibilità, la soglia di afflittività risarcibile conseguente alla privazione di uno degli strumenti utilizzabili per stabilire tale connessione non può dirsi raggiunta… [sottolineatura di Scriba Manet].

 

Il disservizio alla linea ADSL non dà luogo ad alcun danno non patrimoniale risarcibile se si ha a disposizione un altro mezzo di telecomunicazione

Ad avviso di Scriba Manet, dalla citata giurisprudenza della Suprema Corte possono trarsi, in conclusione, le seguenti “istruzioni per l’uso”: l’eventuale disservizio alla linea ADSL non può cagionare alcun danno non patrimoniale risarcibile, se l’esercizio del diritto costituzionale di espressione e comunicazione del pensiero è comunque garantito dalla possibilità di utilizzare un altro strumento di comunicazione a distanza a disposizione dell’utente (per esempio, una linea telefonica fissa, ecc.).

Quindi, cari lettori di Scriba Manet, siete avvisati: se per caso non vi funziona il collegamento Internet, ma avete comunque un telefono “a portata di mano”, potete chiedere solo il risarcimento del danno patrimoniale subito.