Hendrix in the West
(fair use, da Wikipedia)

In questi giorni mi trovo ad Alghero, e durante questo soggiorno mi sono successe un paio di minuscole vicende che mai avrei  immaginato mi accadessero. In un mercatino di artigianato vario c’era anche uno che vendeva vecchi vinili, mi sono trovato The Least We Can Do Is Wave to Each Other dei Van Der Graaf Generator e A Trick of the Tail dei Genesis. Ho pensato a tutta prima che li avevo già in CD e dopo due parole con il tipo che li vendeva, che avrà pensato “Accidenti a questo glieli avrei potuti vendere a cinquanta euro”, glieli ho lasciati lì. Dopo un paio d’ore ero già pentito del malfatto, nel bagaglio in stiva avrei potuto portarmeli a casa. In particolare, quello dei Genesis mi sarebbe stato caro perché è stato uno di quelli che ho perso in un giovanile impeto di puritanesimo tertullianeo quando ancora ero preda di scrupoli religiosi. Poi diventando vecchio mi sono reso conto che alcuni preti psicotici in cui mi sono imbattuto erano molto più “satanici” di Ozzy Osbourne.

Non è finita qui, perché al Trony di Alghero ho trovato, e mai me lo sarei aspettato, la versione CD di Hendrix in the West. Chi professa l’hendrixianesimo come religione sicurissimamente conosce ed è profondamente devoto a Hendrix in the West, album live postumo del Divino che contiene diversi miracoli chitarristici. Questo album è uscito nel gennaio 1972 e negli anni Ottanta si trovava in Italia su vinile (da me comprato e per fortuna sopravvissuto al raptus già citato) pubblicato dalla Polydor.

Visto il successo commerciale di The Cry of Love e Rainbow Bridge, i primi due dei millanta album postumi di Hendrix, il manager di Hendrix Mike Jeffery e il tecnico di studio Eddie Kramer pensarono di ricavare un album live dal materiale registrato al Berkeley Community Theater il 30 maggio 1970. Per inciso, il secondo dei due concerti tenuti da Hendrix quella sera è conservato nel CD Live at Berkeley pubblicato nel 2003. Dopo un po’ Kramer si stufò del progetto Berkeley, un po’ perché la Hear My Train a Comin’ di Berkeley era già stata inserita in Rainbow Bridge, un po’ perché era in possesso di altro materiale interessante, e un po’ perché ai tempi scrupoli di carattere filologico erano a dir poco assenti. Un disco live di Hendrix avrebbe comunque venduto bene, per cui Kramer comunque prese le tracce migliori di Berkeley e le unì ad altro materiale registrato in altri concerti del 1969-1970: quello alla Royal Albert Hall di Londra del 24 febbraio 1969, quello alla San Diego Sports Arena del 24 maggio 1969, e il noto concerto all’Isle of Wight Festival del 30 agosto 1970.

Purtroppo però Jeffery possedeva le registrazioni, ma non i diritti del concerto di Hendrix alla Royal Albert Hall. Questo concerto di Jimi fu l’ultimo con la Experience (mentre il Sommo tornò presto assieme al più che ottimo batterista Mitch Mitchell, non rivide mai più Noel Redding, peraltro egregiamente sostituito dal bassista, e grande amico, Billy Cox). Il problema fu truffaldinamente risolto da Mike Jeffery semplicemente indicando che le tracce erano state registrate durante la serata al San Diego Sports Arena. Questo provocò ovviamente una causa legale intentata dalla Ember Records che deteneva i diritti del concerto, pubblicato da questa casa discografica nel 1971 e 1972 rispettivamente negli LP Experience e More Experience. Per anni il vinile è stato commercializzato così com’era uscito, cioè con le tracce della Royal Albert Hall.

Ma quando nel 2011 si è trattato di pubblicare la versione CD di Hendrix in the West, non era possibile inserire materiale oggetto di contenzioso legale e così la Sony Music ha dovuto ripiegare su versioni alternative dei brani Voodoo Child (Slight Return), nell’LP chiamata Voodoo Chile (il che indica bene la scarsissima attenzione filologica che ebbero i produttori dei dischi postumi di Hendrix, operazioni in fondo schiettamente commerciali: la “vera” Voodoo Chile è la lunga jam session blues sempre contenuta in Electric Ladyland), e soprattutto di Little Wing. Il grosso problema è che alla Royal Albert Hall Hendrix era in stato di grazia, e non solo la versione di Voodoo Child (Slight Return) è superba, ma soprattutto Little Wing è perfetta, deliziosamente fluida nota dopo nota, assolutamente nulla a che vedere con praticamente tutte le altre versioni dal vivo, che al confronto sembrano tagliate con l’accetta (tra cui anche quella messa in sostituzione, registrata al Winterland il 12 ottobre 1968). Tanto che sicuramente quella della Royal Albert Hall si può considerare la versione “canonica” (nel senso biblico-esegetico del termine, come per Smoke on the Water di Made in Japan) del brano in questione. Nessun problema legale invece per l’esplosiva versione di Johnny B. Goode del 30 maggio 1970 a Berkeley, primo show, altra perla di In the West. Si è salvato pure l’ottimo bluesone Red House del concerto al San Diego Sports Arena del 24 maggio 1969. Altri brani del vinile erano Lover Man, niente a che fare con Billie Holiday, semplicemente un nuovo nome per la rivisitazione hendrixiana di Rock me Baby già proposta illo tempore al Monterey Pop Festival del 1967, e Blue Suede Shoes di Carl Perkins (universalmente nota come canzone di Elvis Presley). Alla fin fine puri riempitivi erano The Queen e Sgt. Pepper’s dal concerto all’isola di Wight del 31 agosto 1970 (ricordo che quando da ragazzo cambiavo il lato del disco semplicemente li saltavo).

Dato che il materiale tratto da un LP non può riempire un CD, sono state aggiunte altre tracce dai concerti al San Diego Sports Arena del 24 maggio 1969. Tra queste si distingue un’ottima Spanish Castle Magic con dei notevoli assoli. Brano che oltretutto dopo un breve assolo di batteria si trasforma brevemente, stile i brani-contenitore dal vivo dei Led Zeppelin, in Sunshine of Your Love.

Rimane un problema: dove trovare le registrazioni dei concerti alla Royal Albert Hall del 18 e 24 febbraio 1969 (soprattutto l’ultimo). Circolava un CD bootleg che adesso Amazon vende a 44 euro, ma dalla men che mediocre qualità sonora a sentirne le recensioni. C’è un Last Concert in Europe acquistabile su Spotify. Il concerto deve essere anche stato pubblicato su DVD un paio di anni fa. Purtroppo problemi di tempo mi impongono al solito di fermare le mie ricerche qui.

La musica di Hendrix continua a far fare soldi, perciò i vari discografici continueranno a conservare gelosamente i propri ossi, impedendo per chissà quanti decenni ancora un’edizione completa e integrale, filologicamente e musicologicamente curata, e soprattutto accessibile senza eccessivi problemi, dei grandi concerti di Hendrix: Monterey, Berkeley, Woodstock, San Diego, Winterland, Miami, Royal Albert Hall,  Wight, Maui, eccetera. Anche per la grande mole di materiale registrata in studio occorrerebbe fare qualcosa, ordinandola non per dischi inesistenti (The Cry of Love, South Saturn Delta, eccetera) ma cronologicamente per jam session, editando ogni cosa dignitosa da un punto di vista della qualità, sia dell’esecuzione che del suono, e soprattutto senza deformazioni in sala di missaggio. Purtroppo Hendrix non è ancora Bach o Mozart, ma un giorno lo sarà sicuramente (anche Bach e Mozart ai loro tempi erano stati musica “commerciale”).