Nebulosa Testa di Cavallo
La foto è splendida ma non c’entra nulla. Mi scuso, ma con Robert Fripp non mi fido dei “fair use” di Wikipedia (CC BY 2.0 John Purvis via WikiCommons).

Nel quadriennio tra il 1970 e il 1973 il rock progressivo toccò l’apice della creatività. Il 1974, anche se la gente allora non se ne accorse, fu l’anno in cui iniziò la parabola discendente di questo genere musicale. Quel capolavoro assoluto che è Red, l’ultimo disco dei primi King Crimson, viene pubblicato proprio in quell’anno.

Fino ad un annetto fa, cercare i King Crimson su YouTube era un continuo scontrarsi con la famosa faccina triste del copyright. Oggi non è più così, perché il sito dei King Crimson DGM live ha aperto un canale ufficiale YouTube con molte cose interessanti, tra cui un video del concerto di Conegliano del 2000 (io c’ero).  L’unica cosa che il sito mi permette di fare è il link alla sua home page, altrimenti leggendo i termini d’uso mi sa che rischio come minimo la sedia elettrica. In quanto a YouTube, hanno iniziato a non permettere più nemmeno i link puri e semplici. Non posso far altro che dire: cercatevi da soli le cose che segnalo…

L’apice di una splendida trilogia

Questo disco, l’ultimo da studio dei King Crimson negli anni Settanta, l’ho sempre considerato una specie di canto del cigno del progressive. Robert Fripp, re e padrone della band, aveva appena buttato fuori il violinista Cristopher Cross dal gruppo, che così era rimasto un trio chitarra-basso-batteria che ricordava molto più i Cream o la Jimi Hendrix Experience che un gruppo progressive. Ma il vero significato di “progressive” non è usare il moog o il mellotron per fare cose pseudo-classiche, ma piuttosto quello di non fermarsi mai al già acquisito ma cercare invece sempre vie nuove. Per questo secondo me i King Crimson sono più “progressive” degli Emerson Lake & Palmer. Tornando a noi, il chitarrista Robert Fripp si ritrovò comunque “accompagnato” da due grandi come John Wetton al basso e Bill Bruford alla batteria.

Il sound è una derivazione di quello dei precedenti due album, anche senza il violino di Cross, per cui si può pensare ad una trilogia composta da Lark’s Tongues in Aspic, Starless and Bible Black e appunto Red. L’ossatura del disco è data dal trio Fripp-Wetton-Bruford che in effetti “pompano” molto, tanto che qualche buontempone ha definito il primo lato del vinile (Red, Fallen Angel e One More Red Nightmare) “heavy metal di lusso”. Il secondo lato è invece occupato da una registrazione live ancora con Cross che improvvisa (Providence), che incanta molti ma che a me sa tanto da riempitivo, e la bellissima e struggente ballad “sperimentale” Starless, penso la composizione rock più triste che abbia mai ascoltato in vita mia, molto più di Epitaph.

Dal prog al pop

Red è del 1974, lo stesso anno di The Lamb Lies Down on Broadway, l’ultimo LP dei Genesis con Peter Gabriel. I motivi per cui Gabriel se ne andò dai Genesis sono descritti in vario modo, ma secondo me il motivo principale, anche se non esplicito, è che Gabriel si era reso conto che il periodo del “progressive” era finito, e che se il rock non si faceva “canzone”, cioè non tornava ad un impianto diciamo pre-Sgt. Pepper’s, non sarebbe sopravvissuto. Tre anni dopo il punk e la “New Wave of British Heavy Metal” fecero spezzatino del progressive; non a caso, sia Fripp che Gabriel riuscirono a “riciclarsi” (brutto termine, ma espressivo) nel nuovo ambiente musicale della “new wave”, come d’altra parte seppe fare anche David Bowie. Ma i più furbi furono certamente quelli, ad iniziare dai Genesis di Phil Collins e dagli Yes, che virarono verso il pop con uno strabiliante successo di vendite.