(CC 2.0 Richard Stephenson via Flickr)

Self-marketing

Attualmente ho appena finito la parte teorica di un corso di riqualificazione centrato sul tema del web marketing. Ottimo corso, ottimi insegnanti, peccato che le lezioni siano durate relativamente poco, un altro mesetto in più non sarebbe guastato.

Nella mia passata esperienza di “freelance“, mi sono accorto che la parte del self-marketing e del self-management, vale a dire in parole povere trovare i clienti e saperli gestire in modo che alla fine paghino, soprattutto in questi tempi grami di indici macroeconomici da film horror, è la gran parte del lavoro. Questo costringe a curare la parte burocratico-commerciale a scapito del lavoro tecnico vero e proprio.

A questo punto, ovviamente, sto leggendo tutto quello che mi capita a tiro sul self-marketing. Non mi piace usare l’inglese alla fallo cinico, ma non saprei come tradurre il termine senza fare brutti giri di parole. Diciamo che è l’arte di proporsi al potenziale cliente nel modo migliore possibile, in modo da esternare le proprie qualità e facendogli capire che per lui il nostro lavoro può essere un valore aggiunto. Spesso succede, data la superficialità con cui vengono fatte le selezioni del personale (non è una critica, è impossibile non essere sbrigativi quando ci si trova davanti a un migliaio di candidature per una posizione aperta), che persone che sembrano fatte apposta per quel lavoro siano battute da gente più scarsa ma più performante in sede di colloquio.

Ovviamente per essere sicuri delle proprie capacità, bisogna che le capacità effettivamente ci siano, e che siano curate ogni giorno in modo da essere sempre pronti a cogliere le opportunità di lavoro, sempre più scarse e sempre più contese.

Un po’ di introspezione

Gli esperti di self-marketing dicono che «fare marketing di sé stessi significa considerare che la propria persona è un prodotto con qualità e difetti». A me quest’espressione non piace affatto, la ritengo uno degli ennesimi esempi di quella “cosificazione” del lavoratore portata avanti dalle teorie economiche in voga nell’ultimo mezzo secolo. Il soggetto del self-marketing è invece una persona, e prima di tutto come persona deve concepirsi. Detto questo, vado avanti.

Analisi SWOT
La buona vecchia “analisi SWOT”, forse un po’ inflazionata ma sempre ottima per chiarirsi le idee, soprattutto all’inizio (Public Domain via Wikipedia)

Per fare su di sé una riflessione un po’ articolata, le prime due cose da fare sono l’immancabile “analisi SWOT” e il test di personalità chiamato “Myers Briggs Type Indicator”. Io sono sempre stato un po’ scettico sui test psicologici, ma devo dire che questo funziona: a me ha trovato un profilo “INFP”.

Tipi di personalità Myers-Briggs
I tipi di personalità Myers-Briggs. Il colore di sfondo rappresenta la funzione dominante, il colore del testo la funzione ausiliaria (John Beech via Wikipedia, Public Domain).

Un test simile dà delle indicazioni anche per quanto riguarda il mondo del lavoro. Per esempio, la grande curiosità intellettuale e lo scarso interesse che ha a prevaricare il prossimo per ottenere vantaggi personali fa dell’INFP una persona ideale per un ambiente dove occorra essere sempre professionalmente aggiornati e lavorare in gruppo in modo fortemente collaborativo. D’altra parte, l’INFP è altamente controindicato per situazioni lavorative dove ci sia da tenere un gran numero di rapporti personali superficiali, oppure si sia sottoposti a forte e continuo stress, oppure ancora l’ambiente sia troppo competitivo e troppo segnato da rivalità. Insomma, l’INFP sarebbe un pessimo commerciale e un titolare troppo tenero.

Qualche linea di comportamento

Il fatto di aver esplicitato il proprio tipo di personalità ovviamente non significa che uno può lasciarsi andare, tanto pregi e difetti personali sono congeniti e non si hanno margini di miglioramento. Già essere consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza è un grande passo avanti. Prima di tutto, si sa su cosa puntare, quali qualità dobbiamo coltivare e far fiorire. E in secondo luogo, anche se non si possono eliminare, si possono comunque “levigare” gli spigoli sui quali fa più male sbattere. Questo vale soprattutto per i tipi di carattere più idealisti e meno pragmatici, come è l’INFP.

Epitteto
(CC Brett Jordan via Flickr)

Dunque occorre essere consapevoli, ma nello stesso tempo naturali, essere se stessi. Sviluppare i propri lati forti e smussare i propri lati deboli significa essere sempre se stessi, ma cambiando in meglio, perché una persona non è qualcosa di statico, ma è una realtà dinamica in continua evoluzione. Migliorare se stessi significa prendere in mano la propria evoluzione decidendo consapevolmente in quale direzione si vuole andare.

INFP e lavoro

Gli idealisti introspettivi come gli INFP sono fortissimi pensatori; questa è un’energia intellettuale enorme, ma che proprio per la sua forza deve essere incanalata in modo rigoroso e rigido, altrimenti rischia di tracimare e portare l’INFP ad impiegare il proprio tempo in attività intellettuali non strettamente necessarie, a parte ovviamente il diletto personale. Per questo la corretta gestione del tempo disponibile è fondamentale e richiede da parte dell’INFP un costante sforzo, che però è indispensabile per ottenere i risultati di cui egli è capace.

biblioteca interiore
Tutti gli INFP hanno un ricchissimo mondo interiore da valorizzare, anche in ambito lavorativo (© Ralf Roletschek, free use)

Un INFP che abbia imparato ad autogestirsi e concretizzarsi, può trasformarsi in una risorsa molto preziosa. La sua innata e inesauribile  curiosità intellettuale lo rende ideale per lavori in cui sia necessaria la raccolta di informazioni e un costante aggiornamento professionale. La sua moralità si estrinseca in modo naturale in una forte dedizione al lavoro. La sua scarsa ambizione personale si ribalta in un fortissimo spirito gregario e perciò in una fortissima capacità di lavorare in team. Possiamo paragonare un INFP ad un potente motore diesel: non è brillante e scattante come un motore a benzina, ma nei lunghi percorsi a velocità costante è semplicemente imbattibile. Insomma non un centometrista, ma un maratoneta.