Una nota a margine
Senza titolo (public domain).

Trovo la pedagogia una disciplina estremamente pesante, e spesso mi è capitato di pensare che, se proprio devo darmi alle masturbazioni mentali, allora molto meglio fare filosofia teoretica, è più nobile e divertente. Un tragico paradosso è invece che, più la pedagogia si fa pesante, meno si fa efficace, e ad ogni nuova generazione il quadro complessivo si deteriora ulteriormente, soprattutto per quanto riguarda la capacità dei giovani di operare un minimo di convivenza civile, sia nei rapporti tra di loro che nei rapporti con i docenti. Più si parla di bullismo, più i ragazzi si bullizzano. Più si parla di “dialogo educativo”, più l’insegnante è ignorato, se non disprezzato: ogni tentativo di dialogo si trasforma in derisione, ogni occasione è buona per “fregarlo”. Mi chiedo se la pedagogia non sia in realtà una scienza autoreferenziale, cioè se in realtà non parli di se stessa piuttosto che del soggetto a cui dovrebbe fare riferimento, cioè il c.d. “educando”. Del cui mondo alla fine non sa nulla, lasciandolo in uno sbando esistenziale e valoriale il cui studio serio e sincero, al di là dei luoghi comuni abbondantemente divulgati da chi ha tutt’altri scopi, porterebbe molto lontano. Autoreferenziale è di certo poi la pedagogia burocratico-ministeriale, sempre meno riformante e sempre più deformante. Ma qui è meglio che mi fermi.