Pentangle Reunion 2007
John Renbourn, Danny Thompson e Jacqui McShee nel 2007 (CC BY 2.0 Bryan Ledgard via WikiCommons).

Negli anni Sessanta-Settanta, il tentativo da parte della musica (allora) “giovane” di emergere come fatto artistico oltre che commerciale, dette origine a vari filoni di contaminazione. Oltre ai due più conosciuti, quello con la musica classica e quello con il jazz, c’è stato un terzo importantissimo filone, quello della “fusion” con la tradizione folk. I Pentangle di John Renbourn e Bert Jansch ne sono stati uno dei gruppi più significativi.

Progressive Folk

Le isole britanniche hanno una grande tradizione di musica folk medievaleggiante e rinascimentale, che non solo ha spesso influenzato il progressive (basti pensare ai Genesis e ancora di più ai Gentle Giant o ai Renaissance, senza scordarsi alcuni lavori dei Jethro Tull), ma che ha anche dato origine ad un genere particolare, il “folk rock”, impersonato per esempio da Fairport Convention e Steeleye Span. Più strettamente legate ad un vero e proprio “revival” sono state formazioni come gli Amazing Blondel o la Incredible String Band, dotate solo di strumenti acustici “storici” rinascimentali. C’è poi tutto il filone chiamiamolo “celtico”, impersonato soprattutto da Alan Stivell. Ma esiste comunque anche una corrente  che può essere chiamata di “progressive folk”, rappresentata in modo esemplare dai Pentangle.

I Pentangle

I Pentangle nacquero nel 1967 attorno al duo di chitarristi acustici composto da Bert Jansch e John Renbourn, che avevano già inciso insieme l’LP Bert and John nel 1965. Per gli appassionati più accorti del genere, quando si parla di tecnica con la chitarra acustica, pensare subito a Jansch e Renbourn non può che venire naturale.

I Pentangle nel 1969 (CC 3.0 Jac. de Nijs – Anefo via WikiCommons).

Gli altri componenti il gruppo dei Pentangle erano la “vocalist” Jacqui McShee (l’utilizzo di una cantante era comune tra i gruppi folk anglosassoni), il contrabbassista Danny Thompson e il batterista/percussionista Terry Cox. Thompson e Cox, di formazione jazz, provenivano dai “Blues Incorporated” di Alexis Korner. Il nome era derivato dal simbolo del pentagono inciso sullo scudo di Sir Gawain nel poema medievale “Sir Gawain e il cavaliere verde”, e stava a significare i cinque membri del gruppo.

I Pentangle possono essere definiti “folk-rock” solo in modo molto superficiale. Se proprio bisogna appioppare loro un’etichetta “folk-qualcosa”, sarebbe più indicato parlare di “folk-jazz”.  John Renbourn detestava la categorizzazione “folk-rock”, dicendo che la cosa peggiore che si potesse fare ad una canzone folk era quella di darle un ritmo rock. Anzi, spesso i brani dei Pentangle avevano ritmi molto particolari, del tutto diversi dal classico 4/4. Io preferisco parlare di “folk progressivo”, anche se sono convinto che le tassonomie lascino tutto il tempo che trovano, per quanto siano spesso oggetto di interminabili diatribe tra gli appassionati di musica.

Il loro primo LP esce nel 1968, ed è già un disco di eccelsa fattura: vi vengono mescolati in modo perfetto folk, jazz e blues. Tra i molti bei brani contenuti, Let No Man Steal Your Thyme, con la dolcissima voce della McShee. La miscela, totalmente “unplugged” come si direbbe oggi, di folk e jazz funziona, la scelta del contrabbasso acustico è veramente indovinata, ed anche la batteria, che per forza di cose non è certo suonata alla Bonham, ha una ritmica eccellente.

Sempre nel 1968 esce un LP doppio, Sweet Child, con un disco contenente un concerto registrato alla Royal Albert Hall di Londra, e uno contentente materiale registrato in studio. Notevoli le interpretazioni di due brani jazz di Charles Mingus, Haitian Fight Song e Goodbye Pork Pie Hat. Nel 1969 il loro maggior successo, Basket of Light, che contiene anche un singolo di successo, Light Flight, diventato anche sigla televisiva. Le influenze jazz si diradano per lasciare più spazio alle “ballads”.

Si arriva al nuovo decennio e all’esplosione del progressive. Il sound dei Pentangle, la cui validità è già collaudata, continua anche nell’ottimo LP successivo, Cruel Sister del 1970. I brani sono molto più “folk” dei dischi precedenti, nonostante diverse novità. La prima è la presenza di una “suite” che occupa tutta una facciata del disco, secondo i canoni “prog” ormai imperanti: si tratta di Jack Orion, già registrata in precedenza da Jansch. La seconda novità è la comparsa della chitarra elettrica, suonata da Renbourn. Questa non stravolge però più di tanto il “sound” dei Pentangle, anzi costituisce un’ulteriore possibilità espressiva. Cruel Sister, la “title track” contenuta nella seconda facciata, che come da canone progressive è invece occupata da brani di lunghezza meno disumana per un ascoltatore medio, è una bella ballata di sapore rinascimentale.

dulcitone
Un “dulcitone” (CC4.0 FKHeath via WikiCommons).

Come si sente, in questo brano compare anche un sitar, suonato da John Renbourn, che si cimenta anche con il dulcimer. Il gruppo non ha quindi solo introdotto la chitarra elettrica, ma anche altri strumenti, tra i quali il “dulcitone”, uno strumento a tastiera dal suono vagamente somigliante a quello di un glockenspiel. Il risultato sono atmosfere che in alcuni passaggi ricordano i dischi successivi di cantautori alla John Martyn, con il quale Thompson va a suonare dopo lo scioglimento del gruppo.

Jacqui McShee 2010
Jacqui McShee nel 2010 (CC2.0 underclassrising.net via WikiCommons).

Dopo Cruel Sister, i Pentangle purtroppo non hanno più nulla da dire. Gli altri due LP che rimangono al gruppo prima della sua fine, Reflection del 1971 e Solomon’s Seal del 1972, non aggiungono nulla di nuovo, anzi segnano l’avvicinamento ad un “folk-rock” più convenzionale. Il gruppo si scioglie il 1° gennaio 1973, dopo l’annuncio dell’uscita di Jansch. Il nome “Pentangle” sarà comunque portato avanti ancora a lungo da tutta una serie di rifondazioni e “reunion” che non termineranno nemmeno con la scomparsa dei due grandi chitarristi che erano l’anima del gruppo. Bert Jansch infatti è morto di cancro alla gola il 5 ottobre 2011; John Renbourn è stato trovato morto a casa sua il 26 marzo 2015, a causa un attacco cardiaco. Oggi comunque i “Jacqui McShee’s Pentangle” sono ancora in giro.