Blogging
(CC 2.0 Rachel Smith via Flickr)

Il corporate storytelling è “strategico”, ma scrivere i post del nostro corporate blog è veramente al vertice dei nostri impegni concreti di lavoro? Ultimamente mi sto facendo un po’ di domande su questo dogma del digital marketing.

Mi sono fatto dosi da cavallo di post dei blog dei competitors. Beh, a parte che ho visto blog il cui ultimo articolo era dell’anno scorso, sembrano tutti fotocopiati. Nel senso che puoi mischiarli e poi darli indietro, e nessuno si accorgerà mai che non sono i loro. Ma scusa, il miglior content marketing non è quello che ti distingue e ti identifica?

Ci ho pensato un po’ su e mi è venuta in mente questa scena. Protagonista, una qualsivoglia persona che lavora in una digital agency.

Sono le sette, sono sfatto e sfinito e voglio solo andare a casa. Ho appena finito di spedire la newsletter del cliente Pinko Pallo s.r.l. che naturalmente crede di essere l’unico cliente al mondo. Sono fritto, ho messo dieci parole in croce, non mi veniva altro, a tutto ho pensato fuorché al corporate storytelling del narrative branding. Voglio andare a casa. Ecco ho finito finalmente!… Le 19.25… No mannaggia!!! Il post del blog… vaffa…

In un qualsiasi lavoro le priorità te le danno i clienti, a seconda delle tempistiche che hai pattuito con loro – e un po’ anche della loro capacità di rompere gli “zebedei”. I lavori che fai per la tua di azienda, saranno sempre all’ultimo posto. Che sia il post del blog, o il restyling del sito rimasto in http facendoti fare una figura da lato-B come web agency, vale come regola il vecchio proverbio che “il figlio del calzolaio va in giro con le scarpe rotte”.

Non è detto che tu devi avere un blog se non hai il tempo di gestirlo, solo perché te lo raccomanda la teoria del più blasonato digital marketing d’oltreoceano. Che poi vorrei capire come sono concretamente le realtà aziendali che hanno in mente i marketers americani quando scrivono i loro libri. Perché se per scrivere una newsletter hai un team di quattro persone, ovvio che hai tempo di farti masturbazioni mentali su tutto. Non so quanto sia proficuo prendere la realtà americana e calarla di peso nella nostra realtà italiana senza alcun tipo di mediazione. E non è detto poi che il nostro contesto sia peggiore: è solo diverso.

Inoltre, vige la regola d’oro che i panni sporchi si lavano in famiglia. Se ho fatto una figura deretanica sofocleo-euripidea con un cliente, anche se è stata un’esperienza mitopoietico-esistenziale che da sola meriterebbe un libro di Tolkien, con un inestimabile valore apologetico-didascalico, non vado certo a farci una story per il post del blog.

Alla fine si finisce per dire le cose così perché si dicono così e nessuno ha mai pensato di dirle in altro modo semplicemente perché 1) non c’è il tempo di dirle in modo più meditato ed originale 2) dirle in modo scontato e fotocopiato certo è brutto, ma non espone a rischi inutili. Soprattutto se si sta facendo marketing del marketing, ossia ci si sta guadagnando da vivere tramite corsi, consulenze et similia.