Pantelosaurus
Fossili di Pantelosaurus, un terapside del primo Permiano (CC 2.0 Pavel Bochkov via WikiCommons).

Racconto breve autobiografico con una spruzzatina di filosofia.

Nascita della TerraIo sono convinto che anche gli esseri umani abbiano a che fare con l’imprinting, come le oche di Konrad Lorenz. Da piccolo guardavo avidamente un telefilm, UFO, e i miei familiari così mi regalarono due libri, Le Meraviglie del Cielo di Guido Ruggieri e La rivincita di Icaro di Giancarlo Masini. Mio fratello aveva lasciato a casa le annate di una rivista di aviazione poi defunta, Interconair. Io leggevo con avidità quei libri e quelle riviste, e il piacere che ne avevo si è sedimentato in modo profondo nella mia mente.

Ancor oggi, quando non voglio pensare a niente, e voglio solo sentirmi bene, mi prendo un libro di “aerospazioqualcosa” e mi metto a leggerlo. Però i miei familiari mi hanno regalato anche un altro libro, si intitolava La Terra prima di Adamo, sempre di Guido Ruggieri. E da bambino mi immaginavo la nascita del sistema solare, la Terra di lava che andava raffreddandosi, l’acqua degli oceani utero dei primi organismi unicellulari, la vita del Cambriano, i pesci alla conquista della terraferma, i dinosauri, e poi i mammiferi, e alla fine le scimmie antropomorfe e la nostra specie. Così anche la storia della vita nel nostro pianeta è diventato per me un imprinting.

Non sono interessato alle polemiche, filosofiche e non scientifiche, sull’evoluzionismo. Mi piace pensare a queste creature che nel loro piccolo hanno fatto di tutto per rimanere in vita, per essere. E che alla fine ci hanno generato. Perché non è affatto vero che la vita non ha nessun fine. Ogni essere vivente cerca di rimanere vivo. L’istinto di sopravvivenza è insito in tutti gli organismi viventi.

Il copernicanesimo assoluto ha una sua versione darwinistica, molto di moda oggi. Io ho invece una mia personale visione, una specie di cartesianesimo relativo: se l’universo non ha un centro vuol dire che ogni punto dell’universo è centro, e dato che il mio io è intrascendibile, io non posso che mettere il mio punto di vista al centro dell’universo. Il mio punto di vista come essere individuale appartenente ad una ben determinata specie è l’unico che posso avere. Protagora diceva che l’uomo è misura di tutte le cose: un essere umano non può non essere antropomorfo, così come una balena non può non essere cetaceomorfa. Non trovo nulla di male ad interessarmi soprattutto del percorso evolutivo che ha portato alla mia specie; una balena farebbe lo stesso, solo che io penso ai primati dalle foreste pluviali alle savane, lei pensa agli ippopotamidi che dai fiumi sono scesi in mare aperto.

Così mi piace immaginare i molluschi del Cambriano, i tetrapodi del Devoniano, i terapsidi del Permiano così “moderni” nelle loro fattezze da mammiferi “ante-litteram”, i sauropodi del Giurassico per secoli immaginati come squamose lucertole e in verità specie di paleo-uccelli dai multiformi colori, e poi ancora la rivincita dei terapsidi diventati mammiferi, l’evoluzione dei primati, la discesa dagli alberi dei nostri antenati.