(CC BY 2.0 Paulo Guereta)

Articoletto semiserio sul mio secondo strumento: il sax baritono, strumento un po’ snobbato rispetto al fratello “fico”, il sax tenore, ma che non ha assolutamente niente da invidiargli.

Everybody wants to be a  cat… not play jazz

Così canta la versione originale della famosa canzone sui tetti di Parigi dal film di animazione Disney The Aristocats, o più banalmente Gli Aristogatti. Fare i testi dei doppiaggi è un lavoro improbo, che spesso stravolge il significato originale dei film. L’esempio più icastico è il massacro fatto da Oreste Lionello di Fritz the Cat di Ralph Bakshi, passato da caustica satira dell’America degli anni Sessanta a sboccata e pecoreccia storia di un gatto erotomane. La versione originale, per chi la volesse vedere e se la cava con l’inglese, si trova facilmente su YouTube ed ha una stupenda colonna sonora, anche con Billie Holiday (non dico cosa ci hanno messo nel doppiaggio italiano al suo posto).

Questa brutta scoperta, che la canzone degli Aristogatti aveva tutt’altro titolo e significato mi ha rovinato l’introduzione del post così come l’avevo pensata, ma comunque la clip merita lo stesso di essere lasciata. Purtroppo non tutti “voglion fare il jazz”, ma io per qualche anno ci ho provato con lo strumento che amo di più dopo la chitarra, e cioè il sax baritono, per il quale avevo anche, decisamente, il physique du rôle. Come Bud Spencer nel film Non c’è due senza quattro.

Suonatori jazz di sax baritono ce ne sono stati pochi, seppelliti sotto metri e metri di sassofonisti tenori. Io così lo sentivo uno strumento snobbato ma dalle grandi possibilità espressive, condannato a fare suo malgrado da accompagnamento ai sax tenori primadonna. Ai saggi della scuola di musica saltava fuori immancabilmente chi mi chiedeva “Ma perché non ti metti a suonare il sax tenore?”. Alla fine un giorno mi stufai e risposi, purtroppo un po’ maleducatamente: “Perché lo suonano … e …!”.

sax baritono
Eccolo, proprio il sax baritono che suonavo io, è lui (public domain via WikiCommons).

E’ in MI bemolle, cioè il DO che si legge sullo spartito del baritono non è in realtà un DO vero, ma appunto un MIb. E questo, per chi non è troppo bravo a leggere la musica, è una vera dannazione se non hanno da darti lo spartito giusto, e fonte inesauribile di turpiloquio. Strumento alquanto pesante, è impossibile da suonare se non si ha un’imbragatura che scarichi il peso dello strumento sulle spalle. Quando ho detto ad alcuni amici musicisti che volevo tentare di imparare a suonare il sax baritono, mi sconsigliarono dicendo che era uno strumento difficile, che richiedeva molto fiato; ma in verità io non ho mai trovato altra difficoltà che quella di leggere decentemente lo spartito, anzi, lo trovavo più facile della chitarra come movimento delle dita. Un sax veramente difficile secondo me è invece il soprano, che se non viene continuamente “domato”, ti sfugge facilmente, emettendo fischi e pernacchie a non finire.  Ma se lo si sa suonare, ha un timbro e un’espressività notevoli, soprattutto per l’atmosfera eterea e straniante che sa creare.

Harry Carney
Harry Carney (public domain Library of Congress via WikiCommons).

Quasi inesistente nella musica classica, dove la sua apparizione più famosa è nel Bolero di Ravel, la tradizione del sax baritono è tutta jazzistica, anche se non ha il blasone e lo stuolo di adepti del sax tenore. Il pioniere in assoluto, e nonno di tutti i baritonisti, fu Harry Carney dell’orchestra di Duke Ellington. Il primo baritonista bopper fu invece, che io sappia, Serge Chaloff. Chi ha portato il sax baritono a conoscenza del grande pubblico non solo come semplice bodyguard per il sax tenore è stato indubbiamente Jerry Mulligan, che ebbe il suo periodo migliore con il “pianoless quartet” assieme a Chet Baker, genio e sregolatezza.

Pepper Adams Nizza 1978
Pepper Adams al Grande Parade du Jazz a Nizza nel 1978 (CC BY-SA 3.0 Abdulx999 via WikiCommons).

Ma il “baritonista” a cui mi sarebbe piaciuto ispirarmi, se avessi continuato, è certamente Pepper Adams. La sua grinta di bopper è semplicemente fantastica. Pepper Adams secondo me è la prova che il sax baritono è uno strumento che, contrariamente a quelli che lo pensano solo come uno strumento di accompagnamento a mo’ di tuba o bombardino, ha una sua particolare vena melodica tutta sua, e oltretutto risulta molto più “aggressivo” di un sax tenore, con una grinta decisamente superiore.