Scriba Manet
(public domain via pixnio.com)

Inizierò con il prossimo una serie di articoli brevi e veloci su argomenti di “attualità” che mi paiono più interessanti dei soliti tormentoni massmediologici, da ospitare sullo spazio “Scriba Manet”.

Com’era nato “Scriba Manet”

Ormai quattro anni fa, nell’ultimo tentativo da me fatto di fare il lavoro che mi sarebbe piaciuto fare, assieme a un mio amico ci eravamo messi a pensare a una specie di agenzia di copywriting ma non solo. Ma fu solo tempo sprecato: un’ulteriore conferma, se ce n’era ulteriore bisogno, che “meglio soli che male accompagnati”. Avevamo preso un sito da Aruba, che avevamo chiamato “Scriba Manet”. Ma l’intrico di seghe mentali del mio “socio” fece sì che il sito non fu mai pubblicato e “Scriba Manet” diventò una “categoria” del mio sito “Ennio’s Corner”, sopravvissuta all’inevitabile fallimento del progetto un po’ perché il nome mi piaceva, un po’ perché non sapevo con cosa sostituirlo, e un po’ perché avevo paura di toccare il layout del blog.

Finito a fare il professore precario, all’inizio ho pensato di farne una rubrica dove esporre le mie riflessioni sul mondo della scuola, ma poi, resomi conto dell’abisso tra la teoria e la nuda realtà, ho preferito lasciar perdere perché sarei stato troppo caustico con il caos della legislazione vigente e l’ideologia che ci sta dietro. Dato che una delle cose che fanno subito gli allievi è cercare su internet dei professori, meglio lasciar perdere e conservare un prudente nicodemismo.

Un blog un po’ atipico

Il mio sito ha un problema: gli articoli vengono pubblicati a ritmi ormai non più biblici ma geologici. Un po’, confesso, perché la gestione ottimale del tempo non è purtroppo una mia prerogativa e – oggettivamente! – il tempo che posso dedicare al mio blog non è affatto adeguato a farne un blog “bello”. In secondo luogo perché i temi che tratto non sono certo dei più facili per cui per un articolo devo starci su un bel po’, sempre con il rischio di scrivere qualche sciocchezza.

Ma non è colpa mia se esiste un enorme buco in campo scientifico tra la divulgazione “a prova di ignorante” e la materia come la trattano i professionisti. Mi piace ascoltare conferenze su YouTube, ma alla fine sono tutte uguali, storia della scienza a livello spicciolo e l’immancabile panettone con l’uvetta per “spiegare” l’espansione dell’universo. Ne ascolti un paio le hai ascoltate tutte. Chi ci prova a studiare le cose un po’ più seriamente si trova di fronte quasi subito a un “muro” e contattare professionisti è assolutamente controproducente perché questi sono sì sostenitori della divulgazione ma di quella per tutti (magari per ragioni di promozione politico-finanziaria), ma sono insofferenti di chi non è né carne né pesce – cioè di chi ne sa troppo per essere un ignorante ma troppo poco per essere un vero esperto. Che ognuno se ne stia al suo posto insomma, anche perché effettivamente chi si dedica a certe cose, con tenacia ma inevitabilmente da dilettante, raramente sa resistere alla tentazione di far vedere quanto è “bravo”, come il sarto di Manzoni.

Comunque mi trovo in questa scomoda posizione di “jack of all trades master of none”, e non posso farci niente. Su RAI5 tempo fa fecero vedere un polistrumentista malgascio, il quale all’affermazione di un musicista professionista che gli aveva detto di concentrarsi su uno strumento solo, rispose che scegliere uno strumento comportava per lui lasciare tutti gli altri e non se la sentiva di fare una simile rinuncia.

Alla fine cosa ho deciso di fare con “Scriba Manet”

Insomma, concludendo, mi è venuta l’idea di utilizzare lo spazio “Scriba Manet” per commentare, in modo abbastanza stringato da permettermi una scadenza almeno mensile, una qualche notizia che secondo me vada oltre i mantra massmediatici e abbia un’importanza che non si esaurisca nel giro di un giorno o due.

Ho deciso di iniziare con la missione spaziale cinese di qualche settimana fa, un argomento che secondo me ha una sua importanza, certo molta di più degli europei di calcio.