Tastiera Macintosh
(public domain via PxHere)

Un primo post per raccontare la mia esperienza di padawan del web writing. Ovviamente ne seguiranno molti altri.

Il Web Writing secondo me

Si parla moltissimo nel web di “contenuti di qualità”, e a ragione. Un “contenuto di qualità” è prima di tutto valido come contenuto informativo, ma non solo. Deve essere originale, non tanto nei contenuti, che raramente sono inediti, quanto nel modo di esporli. Deve essere scritto bene, con un suo stile ma soprattutto con una sua capacità di raccontare. Deve lasciare nel lettore l’impressione di avere un capo e una coda, e di non poter andare dall’uno all’altra se non nel modo in cui è stato scritto.

La classica foto che si trova dappertutto, perché “public domain via Flickr”. L’iconografia di un post è un grosso guaio, perché le immagini più interessanti sono quasi sempre sotto copyright. Ma ne parleremo una prossima volta.

Reperire le fonti

Reperire le fonti non sempre è facile. Guardando alla mia esperienza di appassionato di missilistica, per esempio, mi trovo spesso a dover imbastire articoli avendo come base solamente en.wikipedia e il sito astronautix di Mark Wade. Quasi tutti gli altri siti sono copia/incolla di questi due, e sono fortunato se riesco a trovare qualche documento americano declassificato. In quanto ai libri, ce ne sono, ma costano un occhio anche in e-book.

A questo punto l’unica via percorribile, a parte lasciar perdere, è quella di mettere bene in chiaro il paio di fonti da cui si sta prendendo, spezzettare i due testi in “atomi informativi”, chiamiamoli così, ed elaborare un testo completamente nostro, con il nostro stile, integrandolo con contestualizzazioni e/o valutazioni nostre originali. Se abbiamo trovato l’argomento di interesse, queste non possono mancare.

web writing - informazioni base
L’effettivo contenuto informativo di un testo. Isolando le informazioni e incrociandole con quelle di altri testi, e rielaborandole autonomamente, si può ottenere una composizione scritta di compilazione, non originale nei contenuti ma almeno genuina nell’esposizione.

Altri argomenti possono avere moltissima bibliografia, ma ho notato che quando mi trovo in questa situazione è perché l’argomento del post è troppo vasto, e va quindi ristretto l’ambito. Per esempio, un post sullo Spitfire verrà di certo una ciofechina, ma un post sullo Spitfire LF Mk XII può venir fuori una cosa interessante. La situazione migliore è quando ci si trova con quattro-cinque siti fatti bene, e/o uno-due libri, non di più. Anche perché non si può per un post metterci lo stesso tempo che per il capitolo di un libro.

Web Writing e SEO

Se WordPress è la piattaforma più utilizzata per blog e web writing in genere, i motivi sono noti. Potente, facile da usare, facilmente adattabile alle proprie esigenze sono le prime qualità che vengono in mente. L’editor di testo è intuitivo e permette in poco tempo di formattare un post ben fatto. Inoltre, WordPress ha un plugin per il SEO “on-page”, Yoast, che è gratuito nella sua versione base e che è veramente ben fatto. La mia esperienza però è che non bisogna farsi troppo ossessionare dai semaforini di Yoast.

Generi letterari nel web

Come nella scrittura su carta, anche nella scrittura web esistono dei “generi letterari”. Ci sono blog e blog, ed ogni tipologia avrà il suo SEO “on-page”. Un sito di e-commerce, dove il testo consiste di brevi presentazioni dei prodotti, ovviamente sarà ottimizzato SEO all’inverosimile. Un blog come il mio, non commerciale e dedito ad argomenti aulici, deve tener conto di altre cose prima che del SEO: l’esaustività dell’argomentazione, il coinvolgimento dello storytelling, l’eleganza e la personalità dello stile… Scrivere cose tipo «Lo Spitfire era un aereo della seconda guerra mondiale. Lo Spitfire aveva un motore Rolls Royce Merlin. Lo Spitfire ha vinto la Battaglia d’Inghilterra.», per vedere Yoast dirmi che sono bravo, ho scritto periodi brevi, ho messo ben tre volte la keyword principale e ho inserito nove link, beh non ha molto senso. Un lettore entrerebbe nel sito grazie al SEO, si farebbe una risata ed uscirebbe subito. Non parliamo poi di un blog personale di pensieri in libertà. Si potrebbe parafrasare un famoso libro e dire che il SEO è per il contenuto, non il contenuto per il SEO.

web writing generi
Un esempio (molto americano) di classificazione di “generi” per il web writing (CC Enokson via Flickr).

Le regole di base

Ciò non toglie che, come il passaggio dal papiro al libro stampato ha comportato dei cambiamenti nel modo di scrivere, così è anche per il passaggio dalla carta al web. La lettura su video o peggio ancora su smartphone è più difficoltosa che su un libro, ed inoltre frasi che su un libro sembrano brevi in video appaiono molto più lunghe, soprattutto su uno smartphone. Anche la lunghezza ottimale della riga e dell’interlinea sono diverse, in video l’interlinea ottimale è più larga che su carta.

Chiunque abbia esperienza di scrittura web sa molto bene le regole principali: i periodi, come le frasi, sono molto più brevi che nei libri; fermo restando che lo stile deve essere elegante, il periodare non deve essere troppo arzigogolato. Il testo deve essere frequentemente staccato da sottotitoli autoesplicativi, che non solo sono SEO, ma aiutano a non affaticare la lettura. D’altra parte però i sottotitoli devono avere un senso, non devono dare al lettore l’impressione di essere stati messi lì a caso. I link devono essere abbastanza frequenti, ma messi con una loro logica e non cinofallicamente per “far SEO”.

Passare dalla carta al web

Per uno che ha scritto molto su carta, non è facilissimo assimilare queste regole. Chi scrive per esempio ha sempre avuto uno stile piuttosto barocco e gli è difficile cambiarlo radicalmente. D’altra parte è il mio stile e più che cambiarlo devo adattarlo.

web writing - esempio infografica
Se si ha tempo, la cosa migliore se si è a corto di immagini utilizzabili è di fare un’infografica originale, piuttosto che mettere immagini che odorano di riempitivo peggio di un’agliata (CC 2.0 david via Flickr).

Un metodo che uso è quello di scrivere giù come mi viene naturale e poi “liofilizzare” le frasi senza però banalizzarle, togliendo aggettivi, avverbi e circonlocuzioni inutili. Per esempio invece di scrivere «Non si può certamente pretendere da un austero blog di filosofia che faccia post contenutisticamente anemici, rischiando così di cadere nella banalità» scrivo «Non si può pretendere da un blog di filosofia post corti».

La difficoltà più grossa che ho trovato – e che trovo, quando scrivo di argomenti ponderosi – è rimanere nella lunghezza giusta per un post. Anche la lunghezza dipende però dal “genere letterario”. Non si può pretendere da un blog di filosofia post corti, abbiamo detto. Ma i post non possono essere nemmeno dei papiri: per la mia esperienza non dovrebbero mai sforare i 6.000 caratteri spazi compresi, ma sono il primo a predicare bene e razzolare male. Il mio post sul demon core arrivava a 17.000 caratteri: essendo il mio blog ho preferito lasciarlo così, come lo avevo pensato, con un capo e una coda, ma non avrei mai scritto un post così per un altro.

Ho già sforato quota seimila…