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web writing
La classica foto che si trova dappertutto, perché “public domain via Flickr”.

Chi ha avuto occasione di visitare questo blog avrà notato subito che non dà la possibilità di lasciare commenti. Si tratta di una precisa scelta, un pelo sofferta ma comunque attentamente meditata.

Il web è un luogo di “socializzazione” dalle possibilità incredibili, ma grazie alla protezione dal contatto, non solo fisico, che fornisce, è anche il luogo dove si scatenano i peggiori istinti. Questo perché permette di dire quello che si vuole senza prendersi la responsabilità di ciò che si dice. Io sono ormai anzianotto e mi dispiace, ma non riesco a considerare la maleducazione e la mancanza di rispetto come “libertà di espressione”.

Non si tratta solo di evitare feroci quanto sterili polemiche politiche, alle quali d’altra parte molti dei temi trattati in questo blog inevitabilmente si prestano. Se io dico che i tedeschi nel 1945 erano all’avanguardia nella tecnologia aerospaziale, non significa per questo che io sia un truculento neonazista; se io dico che, senza i sovietici, da soli gli alleati occidentali non avrebbero mai vinto Hitler, non significa per questo che io sia un comunista mangiabambini. Eppure ci sono moltissime persone in giro per la rete che fanno di questi cortocircuiti logici provocando vere e proprie risse. Io ho le mie idee filosofiche e politiche, anche abbastanza chiare, ma non ho interesse a propinarle in questo blog, magari con l’acido astio che caratterizza i più in questi ultimi anni.

Frequentando forum, gruppi e quant’altro di aviazione, astronautica e storia in genere, ne ho potute vedere di tutti i colori. Moderatori che riescono nel contempo ad essere loro stessi i troll del forum, con un’inqualificabile mancanza di rispetto altrui, salvo poi capire che venivano tollerati, anzi coccolati perché, figli di papà, erano tra i finanziatori dell’associazione di cui il sito era espressione. Admin usciti dalla Hitlerjugend che minacciano di bannarti al minimo accenno di OT, e naturalmente è il loro insindacabile Führerbefehl a decretare cosa è OT e cosa no. Membri “anziani” di forum che con arroganza e strafottenza al limite dell’offesa personale, compiono attacchi assolutamente speciosi e gratuiti contestando considerazioni tecniche e giudizi storici pacificamente condivisi al solo scopo, neanche poi così tanto velato, di affermare la propria superiorità in qualità di “esperto”. Sbarbatelli arroganti che leggono un paio di libri e si mettono a pontificare prendendoti per il fondoschiena, sparando cavolate astronomiche e con il moderatore del gruppo – che poche ore prima aveva silurato un inoffensivo tranquillone dicendogli “il tuo modo di esprimerti non mi piace” – più neutrale della Svizzera perché aveva giudicato la discussione “interessante”. Cultori di materie umanistiche di sicura fede crociano-gentiliana che ti assaltano alla baionetta perché ti sei permesso di dire che al liceo dovrebbero arrivare a fare le equazioni differenziali, sbottandoti a male parole “voglio vederti a tradurre un ottativo”.

Alla fine mi sono tolto dai “social” per preservare la poca residua fiducia nel genere umano che mi era rimasta, non è un’iperbole e c’è poco da scherzare. Altro che “stato di natura” hobbesiano. Purtroppo vedo che è diventato, antropologicamente, un nuovo modo di relazionarsi coi propri simili, e leggendo i commenti su YouTube di area anglosassone, quella che (nel male più che nel bene) traina il trend mondiale in queste cose, devo dire che nel prossimo futuro sarà ancora peggio.

Se in quella vera cloaca che è Twitter sono riuscito a resistere al massimo un paio di commenti dopo delle vere perle di arroganza e maleducazione (ma evidentemente in quell’ambiente “sociale” l’epiteto è un genere letterario), mi sono tolto anche da Facebook perché non ne potevo più. Adesso mi dedico solamente al mio blog.

Per tutti questi motivi, ho deciso di non attivare i commenti nel blog. D’altra parte, non potevo nemmeno togliermi del tutto la possibilità di avere un qualche feedback, intelligente e costruttivo, su quello che avrei scritto. Così ho attivato la casella di posta

blog@enniosavi.it

contando sul fatto, documentato dagli esperti di web marketing, che costringendo il commentatore a rinunciare a un comodo anonimato, scrivere una mail è molto più costoso in termini di tempo e fatica mentale. Cioè fare commenti al volo staccando la spina ai neuroni è molto più facile che aprire il client di posta elettronica e mettersi a pensare cosa scrivere in una mail. Una mail espone di persona: significa accettare un dialogo. Le mail quindi permettono di impostare subito la discussione in modo più meditato e quindi più proficuo.

Le mail poi hanno il grande vantaggio di rimanere private: non è possibile per ragioni di privacy pubblicarne il mittente o il contenuto. Rettifiche o precisazioni che si rendano necessarie a causa di una mail devono venire pubblicate come post in modo del tutto anonimo, segnalando solamente che la rettifica o la precisazione è dovuta ad una mail ricevuta.